L’evoluzione del dialogo
Il Sole 24 ore, 6 aprile 2008
Nel 2009 in Vaticano un convegno per i 150 anni dall'«Origine delle specie». Un'occasione per fare il punto su una grande disputa tra fede e ragione. E per dare a Darwin quel che è di Darwin
Dopo le dispute su Evoluzionismo e Creazionismo degli ultimi anni è giunto il momento di una chiarificazione. Per questo dal 3 al 7 marzo 2009 si terrà il convegno internazionale «Biological Evolution: Facts and Theories. A Critical Appraisal 150 Years After "The Origin of Species"», ideato e organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana, con la collaborazione della Notre Dame University (Indiana, USA). Il Convegno, che sarà organizzato seguendo le linee espresse nel seguente articolo, è posto sotto l'alto patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e si svolgerà presso la stessa Università, nell'ambito del progetto STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest), che coinvolge oggi sei Università Pontificie romane.
di Gennaro Auletta* e Tomasz Trafny**
La Teoria dell'Evoluzione, e in particolare la sintesi neodarwiniana, è sempre stata vista come il bastione più inespugnabile di un atteggiamento non soltanto materialista e antireligioso, ma anche profondamente antiumanistico. Inoltre, la situazione in questo campo di studi è talmente cambiata negli ultimi 20-30 anni da rendere la sintesi neodarwiniana oggetto di costante revisione. Tale processo è in fieri, perciò non si è ancora giunti a una nuova sintesi o a nuovi equilibri.
Da questi due fatti scaturiscono due importanti esigenze. Innanzitutto, quella di effettuare una ricognizione scientifica nel nuovo "paesaggio" evoluzionistico, facendo incontrare specialisti di diversi campi o fautori di diversi approcci, e poi quella di individuare le lezioni essenziali che ne emergono per la Filosofia e la Teologia. Infatti, non è, e non può essere, indifferente all'impresa filosofica una comprensione più esatta delle tendenze operanti in un campo così importante del sapere.
Per la Teologia, poi, dobbiamo ricordare qui gli insegnamenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il primo ha fortemente posto l'accento sulla necessità della Teologia di fare proprie le lezioni che vengono dalle novità in campo scientifico, mentre il secondo ripetutamente richiama l'attenzione sulla necessità di una feconda interazione tra razionalità e fede, pur nel rispetto delle competenze reciproche, al fine di correggere le potenziali alterazioni dell'una e dell'altra. Del resto, già la Gaudium et spes (nº 44) metteva in luce il contributo che laici, credenti e non credenti, possono dare alla comprensione del mondo e all'azione della Chiesa, e ricordava positivamente (nº 36) l'importanza dell'autonomia delle Scienze naturali. Pertanto, scienziati, filosofi e teologi si incontreranno per fare il punto della situazione, ognuno munito della propria competenza particolare, nel rispetto dei diversi approcci e con la consapevolezza dell'estrema complessità di un problema, che è difficile ridurre a una questione puramente specialistica.
Al contrario, l'umanissimo desiderio di crescita integrale e di ricerca di una visione più completa della realtà esige un'apertura dove parole come libertà dagli apriorismi, ascolto reciproco, riflessione critica e rigore metodologico costituiscano quell'importante processo dell'interagire multidirezionale, chiamato dialogo. Dialogo, infatti, non indica né confusione, né forme di "sincretismo" scientifico o pseudo intellettuale, ma una riflessione ordinata che, pur mantenendo le chiare distinzioni metodologiche proprie delle varie discipline scientifiche e dei diversi ambiti di ricerca, offre l'enorme vantaggio di costituire un'importante fonte di possibili ispirazioni, di nuove intuizioni e interpretazioni, oltre a essere un eccellente mezzo di aggiornamento scientifico. Vanno presentati, quindi, i più rilevanti elementi che evidenziano il fatto dell'Evoluzione delle specie, e poi studiate le teorie scientifiche che cercano di spiegare i processi evolutivi. Si tratta di una storia complessa e ricca. Storicamente, la prima fu quella del Trasformismo di Lamarck, seguito poi dalla Teoria della selezione naturale di Charles Darwin e di Alfred Russel Wallace, articolata in maniera dettagliata da Darwin nel volume L’origine delle specie, nel 1859. Dalle prime affermazioni dei precursori delle Teorìe evoluzionistiche sono passati due secoli di molteplici tentativi di comprensione, di precisazione e, di conseguenza, di riformulazione delle suddette teorie, soprattutto per quanto concerne la sintesi neodarwiniana che inglobava nel modello di Darwin gli sviluppi nel campo della Genetica, a partire dal lavoro di Gregor Mendel.
I progressi scientifici degli ultimi decenni rendono, ora più che mai, importante la condivisione e una comune riflessione sugli indirizzi di ricerca più significativi. Qui, per ragioni di brevità, ricordiamo soltanto alcuni di questi sviluppi. Innanzitutto la maggiore comprensione dei processi epigenetici ha permesso di superare quel rigido determinismo genetico che era ancora alla base della sintesi neodarwiniana. In particolare l'organismo viene considerato come un network complesso nel quale, accanto all'informazione genetica, si valorizzano i meccanismi regolativi attraverso i quali essa viene repressa o espressa.
Tale circostanza è stata messa in luce per la prima volta da Conrad Hal Waddington già mezzo secolo fa, quando dimostrò sperimentalmente che larve di Drosophila soggette a stress ambientale, mostravano caratteristiche genetiche in un modo nuovo che veniva poi eventualmente ereditato. In secondo luogo, l'ambiente appare sempre più centrale per la comprensione dei processi evolutivi. Tuttavia, mentre il neodarwinismo dell'ambiente ha messo in luce soprattutto l'azione da esso svolta sulle specie, tramite la selezione naturale, da qualche tempo si annette notevole importanza al dinamismo opposto, ossia alle reazioni degli individui delle popolazioni naturali all'ambiente stesso con il risultato di determinarne delle modifiche.
Ciò si esprime, in genere, nella costruzione di una nicchia ecologica in grado di attenuare gli effetti bruti della selezione e, in parte, di canalizzare gli stessi futuri processi evolutivi. Infine, la Teoria dei sistemi complessi ha mostrato che, nel corso dell'evoluzione, sono all'opera processi di autorganizzazione e stabilizzazione con dinamiche proprie.
Come si è detto, è molto rilevante il confronto con la Filosofia. Una delle domande più importanti concerne lo statuto dell'Uomo. Ci sono aspetti dell'Uomo, inteso come specie biologica, che sembrano essere del tutto contingenti, mentre ce ne sono altri che sembrano andare oltre la mera contingenza biologica. Ad esempio, la comprensione che l'Uomo ha dell'atomo, dell'Universo eccetera ha probabilmente elementi universali. Anche se non ci sono ragioni per ritenerla definitiva e assoluta, resta pur vero che altri eventuali esseri razionali arriverebbero forse a conclusioni simili. Questo solleva la domanda: da dove viene l'universalità dell'intelligenza umana? E quindi: possono i nuovi studi naturalistici sull'Uomo rivelarsi utili alla sua comprensione e trovare adeguata riflessione sul piano epistemologico e filosofico? Con questo non si intende porre una domanda retorica, ma un problema genuino, su cui vale la pena di ascoltare il parere di vari esperti.
Sarebbe, inoltre, importante poter esaminare se e in che modo le recenti scoperte scientifiche possono contribuire a uno sviluppo del pensiero teologico in generale o a una maggiore comprensione delle verità etiche e religiose che costituiscono il nucleo della fede cristiana, trasmesse dai testi biblici e precisate dall'Ermeneutica teologica. Ad esempio, argomenti di fondamentale interesse sono quelli concernenti l'origine e il carattere delle prime religioni dell'umanità o le questioni classificabili sotto il titolo di Teologia della natura. Perciò, una delle sfide più rilevanti sarà quella di mantenere una costante apertura e disponibilità a un dialogo sereno, libero da risposte preconfezionate o ideologizzate. Il congresso, infatti, vuole essere un'opportunità non solo di incontro tra diversi rappresentanti del vasto mondo accademico, ma anche uno stimolo per condividere la ricchezza di diverse conoscenze, di vedute differenti, auspicando un nuovo tipo di approccio dove, senza confondere i livelli dell'operato metodologico né epistemologico, si punterà sulla ricerca della complementarità, anziché dei contrasti che per molto tempo hanno dato l'impressione di un distacco tra Scienza, Filosofia e Teologia, ovvero tra Ratio et Fides.
* Gennaro Auletta, Pontificia Università Gregoriana
** Tomasz Trafny, Pontificio Consiglio della Cultura
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