Il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco al Meeting di Rimini
da L'Osservatore Romano del 25-26 agosto 2008)
Rimini, 25. "Oggi, come in altri periodi della storia, si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa: si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede, concedendone la possibilità nel privato". È uno dei passaggi dell'intervento che il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Angelo Bagnasco, ha tenuto ieri a Rimini nel corso del Meeting per l'amicizia fra i popoli. "Il culto e la carità", ha detto il cardinale, "sono apprezzati anche dalla mentalità laicista: in fondo, si pensa, la preghiera non fa male a nessuno, e la carità fa bene a tutti. In altri termini - ha continuato - si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede concedendone la possibilità nel privato. A tutti si riconosce come sacra la libertà di coscienza, ma dai cattolici, a volte, si pretende che essi prescindano dalla fede che forma la loro coscienza".
Tuttavia, aveva spiegato il cardinale in un passaggio precedente dello stesso intervento, "non è la voglia di mondano protagonismo che muove la Chiesa fin dalle sue origini ma il bisogno del cuore: l'amore a Cristo, all'uomo, al mondo nel quale la Chiesa è fatta carne".
Oggi, ha detto ancora il presidente della Cei, "il popolo di Dio è chiamato a partecipare alla storia umana anche con la difesa della ragione. Può sembrare singolare che la fede difenda la ragione ma - come ho già detto - Cristo salva l'uomo nella sua interezza. Il relativismo, che il Papa richiama come un tarlo della società e della storia occidentale, richiede la luce della ragione intesa come la facoltà del vero. Affermare l'efficacia della ragione non è "totalmente altro" dall'annuncio evangelico; non significa diminuire il vangelo per impicciarsi di argomenti di competenza altrui. È intrinsecamente connesso: fede e ragione si richiamano a vicenda, sono implicati reciprocamente nell'unità della persona".
La Chiesa fa storia, ha ricordato il cardinale Bagnasco, e "partecipa alla costruzione della storia universale. La Chiesa custodisce, infatti, la memoria della storia dell'uomo fin dalle origini: la memoria della sua creazione, della sua dignità e della sua caduta". Ha detto ancora il porporato: "La Chiesa dice al mondo - in particolare oggi all'Europa - che il passato non può essere impunemente negato in nome dell'economia, della tecnologia, o dello scientismo. Ricorda che il ruolo del passato ha rilievo e ha un valore imprescindibile per l'oggi, pena lo sfaldamento dell'identità di una Nazione o di un continente. Pena lo smarrimento personale e collettivo di un popolo che non sa più chi sia e dove vada. Invita tutti a riprendere il bandolo del proprio passato con i suoi grandi tratti distintivi per potersi pensare di nuovo come un intero, e così progettare il futuro affrontando senza paure e complessi, a viso alto, le sfide della modernità". La Chiesa, ha detto il cardinale, "ricorda al secolarismo e al laicismo che pretendere di costruire la storia senza Dio è costruirla contro l'uomo".
Allo stesso modo, se uno Stato "tradisce l'insieme di idee e valori spirituali ed etici che costituiscono "l'anima della nazione", la sua identità profonda - aveva detto in precedenza il cardinale -, tradirebbe la gente in ciò che essa ha di più intimo e di più suo". Uno Stato che tradisse quell'anima "colpirebbe ciò che consente a una moltitudine di sentirsi popolo e a un territorio di essere sentito come "casa", "patria". Tradire l'anima di un popolo, magari con processi corrosivi e subdoli, vuol dire sgretolare, in nome di qualche ideologia o disegno politico-economico, ciò che consente a ognuno di sentirsi parte di un tutto. Significa derubarlo di ciò in cui crede, che gli appartiene, che gli è stato tramandato come patrimonio, che è la sua forza unificante. Un patrimonio ideale che permette di percepirsi "famiglia"".
A proposito di famiglia, intesa però in questo caso come nucleo fondamentale della società, il cardinale Bagnasco ha spiegato, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, che i vescovi italiani sono "non poco preoccupati" dalle difficoltà che "attraversano tante famiglie nella vita quotidiana". Il presidente della Cei ha ribadito di parlare "senza la pretesa di dettare agende a nessuno", ma soltanto raccogliendo "una realtà estremamente complessa e ricca di urgenze". Ha detto il cardinale: "Dando voce come pastori alla nostra esperienza più diretta tutti vediamo la difficoltà di tante famiglie nella vita quotidiana. È una situazione che ci preoccupa non poco, e l'affrontiamo con i nostri sacerdoti come abbiamo sempre fatto: grazie alla generosità di tanti e cercando di essere una presenza propositiva rispetto alle fatiche delle famiglie nell'arrivare alla fine del mese". Il presidente della Cei ha parlato anche dei progetti di riforma federalista di cui si sta discutendo in Italia: "Delocalizzare - ha spiegato - per meglio servire la gente può essere un principio validissimo se ciò è complementare alla identità di un popolo o di una nazione".
©L'Osservatore Romano