Nei
giorni scorsi è apparsa la notizia del ritrovamento di un sudario
funerario nella Città Vecchia di Gerusalemme, che risalirebbe al
70dc circa, ma che, per le sue caratteristiche di filatura, non
sarebbe compatibile con la Sindone conservata nel Duomo di Torino.
Questa avrebbe quindi un tessuto, secondo alcuni, troppo “ricco”
e troppo elaborato per essere originaria del I secolo, e quindi
potrebbe riproporsi l'ipotesi di datazione ad epoca medioevale. La
“scoperta” sarebbe casuale, frutto di una ricerca effettuata per
studiare la diffusione della lebbra in Palestina.
In
realtà, trovare un reperto di una certa epoca diverso da un altro
dello stesso tipo, scientificamente non proverebbe molto, come non
proverebbe nulla ad esempio confrontare la tomba di un alto
dignitario dell'antico Egitto, con quella coeva di un membro delle
dinastie reali, oppure di un popolano.
Rimandiamo
alle valutazioni di esperti per il tessuto, e cerchiamo di fare un'analisi dell'informazione sulla Sindone di questi ultimi mesi, tra
cui due libri di Barbara Frale (a lato), le sue ipotesi storiche, e le
reazioni nel mondo culturale e degli studiosi.
Come si può vedere nella breve rassegna stampa, la notizia è stata pubblicata in Italia per prima dall'ANSA, e in seconda battuta aveva già preso una dimensione quasi di "scoop", e già dal titolo presentava la possibilità di prove, o comunque scoperte indirettamente connesse, tali da mettere in dubbio l'autenticità della Sindone.
L'ANSA è stata poi seguita da numerosi quotidiani e testate online, prevalentemente orientate sulla possibilità di confutare la Sindone come telo del I secoolo d.C.
E' da notare come invece nel mondo anglosassone, normalmente più scettico nei confronti della Sindone, la BBC e la CNN abbiano optato per un titolo non sensazionalistico, così come Science Daily, che riporta poi la scoperta alla vera ricerca e quindi alla sua vera dimensione: uno studio sulla lebbra in Palestina.
PC