da L'Osservatore Romano, 17 settembre 2008
Presentato nella Sala Stampa della Santa Sede un convegno sull'evoluzionismo organizzato nell'ambito del Progetto Stoq
Darwin? Un'occasione di dialogo
di Silvia Guidi
"Newton descriveva se stesso come un bambino sulla spiaggia che esamina le conchiglie. Guarda e descrive quello che ha a portata di mano, ma sa che davanti a lui c'è l'immenso oceano della verità". L'arcivescovo Gianfranco Ravasi - presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura - ha ricordato la figura del grande scienziato inglese per sintetizzare lo scopo che si prefigge il convegno internazionale "L'Evoluzione biologica: fatti e teorie - una valutazione critica 150 anni dopo l'Origine della specie" che riunirà a Roma dal 3 al 7 marzo 2009 filosofi, teologi e luminari della scienza.
Il convegno - presentato nella mattinata di martedì 16 nella Sala Stampa della Santa Sede - fa parte del Progetto Stoq (Science, Theology and the Ontological Quest), che vuole costruire un ponte filosofico tra scienza e teologia - o meglio, evidenziarne la radice comune, il bisogno di verità e di conoscenza presente in ogni uomo - attraverso programmi di studi, corsi universitari, cicli di conferenze, pubblicazioni scientifiche, divulgazione attraverso la Rete.
"Isaac Newton non è stato solo uno scienziato, è stato anche un grande credente e un esegeta; ha composto un - non eccelso, per la verità - commento all'Apocalisse che documenta la sua curiosità intellettuale e il suo interesse per le Sacre Scritture" ha aggiunto Ravasi, presentando le iniziative che avranno luogo nel 2009, Anno dell'astronomia, in quanto anniversario delle rilevazioni con il cannocchiale di Galileo Galilei e anno "darwiniano" in cui si celebrano i duecento anni dalla nascita del naturalista inglese e i 150 anni dalla pubblicazione della sua opera più nota - e più strumentalizzata a fini ideologici più che scientifici - L'origine della specie.
"Mi piace ricordare il distico di Alexander Pope che avrebbe dovuto essere il suo epitaffio, ma non fu mai inciso sulla sua tomba: "La natura e le sue leggi erano nascoste nella notte. Dio disse: sia Newton. E tutto fu illuminato"" ha concluso Ravasi.
Alla conferenza stampa sono intervenuti anche due docenti della Pontificia Università Gregoriana, il gesuita Marc Leclerc e Gennaro Auletta, e Alessandro Minelli, che insegna Zoologia all'università di Padova.
In particolare Leclerc ha sottolineato l'impegno di scienziati, filosofi e teologi cristiani per superare le aporie di un confronto ideologico sterile relativo alla presunta opposizione fra evoluzionismo e creazionismo. Occorre, secondo Leclerc un "riconoscimento del carattere polimorfo della razionalità, di cui nessuno ha il privilegio dell'esclusività".
Auletta, dal canto suo, ha spiegato l'incidenza dell'evoluzionismo nel dibattito scientifico odierno, dalla sociologia all'economia: "Ritengo sia difficile trovare un ambito scientifico del tutto esente da influenze dirette o indirette della teoria dell'evoluzione. Talvolta si tratta di applicazioni molto fruttuose, talvolta di applicazioni un po' forzate". Minelli invece, per sottolineare la complessità degli elementi che intervengono in questo dibattito, ha proposto degli esempi pratici tratti dalle scienze applicate.
Gli interventi dei relatori hanno fatto intuire le vie per rendere possibile il dialogo tra discipline rimaste troppo a lungo ignare del lavoro e dei risultati altrui, come sono le scienze naturali e la teologia. Dialogo tanto necessario quanto assente nella nostra società sempre più dominata dalla tecnologia, in cui l'uomo è spesso considerato come un assemblaggio di parti e di elementi su cui si può intervenire tagliando e incollando, piuttosto che come un organismo biologico e una persona dal valore superiore a ogni possibilità di parziale e riduttiva misura umana. Per questo è sempre più necessario una sorta di nuovo Quadrivio (così erano chiamate le discipline scientifiche in epoca tardoantica e medievale) per il terzo millennio; la scienza può purificare la religione dalla superstizione e la religione può purificare la scienza dai falsi assoluti. Ma per far questo occorre onestà intellettuale e quella che il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura chiama "una lotta sistematica all'arroganza" che ha trasformato la necessaria linea di demarcazione tra discipline e competenze in "una muraglia cinese o una cortina di ferro" tra chi "sbeffeggia chi si "ostina" nella fede, e la considera un relitto di un Paleolitico intellettuale lasciato indietro dal percorso luminoso della scienza e chi considera programmaticamente privo di interesse tutto ciò che non può essere trasformato immediatamente in apologetica".
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