da L'Osservatore Romano, 02 luglio 2009
Nuova edizione dei
documenti del processo
Un Galileo cattolico e ottimista
di Francesco Beretta*
Quando
Galileo fabbricò il suo primo telescopio, nell'estate del 1609, volgendo verso
il cielo stellato uno strumento ottico inventato in Olanda, e fece quelle
scoperte che lo renderanno celebre in Europa, non immaginava certo che si
sarebbe trovato a Roma, un quarto di secolo dopo, in ginocchio, davanti ai
cardinali del Tribunale dell'Inquisizione, per abiurare la dottrina di
Copernico.
Con la pubblicazione del Sidereus Nuncius, nel marzo del 1610, e
la nomina a "primario matematico e filosofo" del granduca di Toscana cominciava
una lunga battaglia fatta di dispute, lettere e libri che monsignor Sergio
Pagano ricostruisce nei suoi tratti essenziali nella recente sua fatica
galileiana e soprattutto nell'ampia introduzione che precede la nuova edizione
dei documenti del processo da lui curata: I documenti vaticani del processo di
Galileo Galilei (1611-1741) (Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano,
2009, pagine 550, 16 tavole fuori testo, "Collectanea Archivi Vaticani", 69).
L'introduzione - che si fonda sui principali contributi della recente
storiografia - propone una rilettura dei grandi testi galileiani, dalla Lettera
a Cristina di Lorena, al Saggiatore, al Dialogo sopra i due massimi sistemi del
mondo, che conduce il lettore al cuore della questione copernicana.
Le
abbondanti citazioni delle opere e della corrispondenza riproducono l'atmosfera
dei dibattiti suscitati da Galileo, in particolare nel corso dei suoi diversi
soggiorni romani. Il prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano non ha voluto
dirimere dibattiti storiografici o formulare nuovi ipotesi interpretative sulle
questioni ancora aperte, ma fornire al lettore gli elementi indispensabili per
comprendere i documenti del processo.
Una ricca annotazione, che fornisce
abbondanti notizie biografiche, e le belle illustrazioni, che danno un volto ai
personaggi del dramma - tranne Galileo, perché certamente troppo noto -
contribuiscono a far rivivere la temperie del Seicento: dalle manovre dei
domenicani fiorentini ostili al matematico, alle strategie degli amici romani,
alle mosse della diplomazia granducale e pontificia, alle collere di Papa Urbano
viii - tutto un mondo rivive, colto dall'autore anche nei suoi risvolti
psicologici. Appare così un "Galileo cattolico" e "ottimista", alle prese con i
rappresentanti del "sapere fratesco", o con un Papa - il fiorentino Maffeo
Barberini - che volle essere garante, nel contesto difficile della guerra dei
Trent'Anni, della "superiorità della fede sulle dottrine filosofiche".
Certo
ogni lettura è interpretazione, ma il merito di questa edizione è di fornire al
pubblico, in occasione dell'anno internazionale dell'astronomia, uno strumento
per cogliere - attraverso i documenti - la storia del celebre processo.
Per
gli studiosi noteremo che la seconda parte dell'opera ripropone l'edizione degli
atti del processo di Galileo che l'autore aveva curato, per volere di Giovanni
Paolo II, nel 1984, arricchendola di nuovi documenti in parte ritrovati dopo
l'apertura dell'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede (1998).
La definizione di un corpus è sempre discutibile: la scelta di pubblicare i
"documenti vaticani" del processo, ispirata da un criterio
istituzionale-topografico, non è forse interamente condivisibile ma permette
tuttavia di offrire al lettore la parte principale della documentazione, dalla
denuncia alla sentenza fino alla ricezione della condanna di Galileo.
Al
celebre incartamento processuale galileiano si aggiungono i decreti della
Congregazione del Sant'Uffizio e vari altri documenti conservati presso
l'Archivio Segreto o la Biblioteca Apostolica Vaticana.
Fra essi si annovera
il noto "G3", ossia la denuncia dell'atomismo del Saggiatore, fondamento
dell'ipotesi di un'eresia eucaristica di Galileo, formulata nel 1983 da Pietro
Redondi.
Se la scelta di un orizzonte cronologico limitato al 1741 si
comprende, dato il criterio ritenuto per la definizione del corpus, sorprende
invece l'assenza di alcuni documenti della Congregazione dell'Indice, in
particolare il decreto del primo marzo 1616, e i documenti preparatori alla
correzione del De revolutionibus di Copernico, già pubblicati da Pierre-Noël
Mayaud; ma forse il curatore li ha ritenuti paralleli al processo e non
immediatamente legati alla vicenda.
I criteri di edizione adottati - fra cui
il rispetto rigoroso della disposizione dei documenti e della punteggiatura - e
la precisa annotazione forniscono al lettore un prezioso strumento che si
colloca, rinnovandola, nella lunga tradizione di edizione dei documenti del
processo, ricostruita dall'autore nell'introduzione: dalle movimentate vicende
del trasporto degli archivi pontifici a Parigi, voluto da Napoleone, al
difficile recupero dell'incartamento processuale di Galileo, alle edizioni e
alle polemiche ottocentesche.
"Son stato giudicato vehementemente sospetto
d'heresia, cioè di aver tenuto e creduto (...) che la terra si muova", disse il
matematico nell'abiura, il 22 giugno 1633. Grazie al lavoro di monsignor Sergio
Pagano disponiamo ormai di un utile strumento per comprendere come si giunse ad
una condanna che non cessa di suscitare interrogativi e discussioni, come sempre
capita in campo storiografico.
*Laboratoire de Recherche Historique
Rhône-Alpes (Cnrs), Lione
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