La vera conoscenza è sapienza che
libera
Anno Internazionale dell'Astronomia
Non solo "calcoli ed esperimenti" ma ricerca della "verità
ultima", che è "la chiave della nostra felicità e della nostra libertà
autentiche": è questo il metodo della vera conoscenza indicato dal Papa ai
partecipanti all'incontro promosso dalla Specola Vaticana in occasione dell'Anno
internazionale dell'astronomia, ricevuti in udienza venerdì mattina, 30 ottobre,
nella Sala Clementina.
Eminenza,
Signore e Signori,
sono lieto
di salutare quest'assemblea d'insigni astronomi provenienti da tutto il mondo,
che si incontrano in Vaticano per la celebrazione dell'Anno Internazionale
dell'Astronomia, e ringrazio il Cardinale Giovanni Lajolo per le cordiali parole
di introduzione. Questa celebrazione, che segna il quattrocentesimo anniversario
delle prime osservazioni dei cieli da parte di Galileo Galilei con il
telescopio, ci invita a considerare il progresso immenso della conoscenza
scientifica nell'età moderna e, in modo particolare, a volgere il nostro sguardo
al cielo con uno spirito di meraviglia, contemplazione e impegno per la ricerca
della verità, ovunque essa debba essere trovata.
Il vostro incontro
coincide anche con l'inaugurazione dei nuovi locali della Specola Vaticana a
Castel Gandolfo. Come sapete, la storia della Specola è legata in modo molto
concreto alla figura di Galileo, alle controversie intorno alle sue ricerche
nonché al tentativo della Chiesa di ottenere una comprensione corretta e feconda
del rapporto fra scienza e religione. Colgo questa occasione per esprimere
gratitudine non solo per gli studi accurati che hanno chiarito il preciso
contesto storico della condanna di Galileo, ma anche per gli sforzi di tutti
coloro che sono impegnati nel dialogo e nella riflessione costanti sulla
complementarità della fede e della ragione al servizio di una comprensione
integrale dell'uomo e del suo posto nell'universo. Sono particolarmente grato al
personale della Specola nonché agli amici e ai benefattori della Fondazione
della Specola Vaticana per i loro sforzi volti a promuovere la ricerca,
opportunità pedagogiche e il dialogo fra la Chiesa e il mondo scientifico.
L'Anno Internazionale dell'Astronomia intende, non da ultimo, catturare
nuovamente per le persone di tutto il mondo la meraviglia e lo stupore
straordinari che hanno caratterizzato la grande età delle scoperte nel
sedicesimo secolo. Penso, per esempio, all'esultanza degli scienziati del
Collegio Romano che, proprio a pochi passi da qui, fecero osservazioni e calcoli
che portarono all'adozione mondiale del calendario gregoriano. La nostra epoca,
che è sull'orlo di scoperte scientifiche forse ancor più grandi e di più vasta
portata, trarrebbe beneficio da quello stesso senso di ammirata soggezione e dal
desiderio di ottenere una sintesi veramente umanistica della conoscenza che ha
ispirato i padri della scienza moderna. Chi può negare che la responsabilità del
futuro dell'umanità, e, di fatto, il rispetto per la natura e per il mondo che
ci circonda, richiedano, oggi più che mai, l'attenta osservazione, il giudizio
critico, la pazienza e la disciplina che sono essenziali per il metodo
scientifico moderno? Nello stesso tempo, i grandi scienziati dell'età delle
scoperte ci ricordano anche che la conoscenza autentica è sempre rivolta alla
sapienza, e, invece di restringere gli occhi della mente, ci invita ad alzare lo
sguardo verso un più elevato regno dello spirito.
In breve, la
conoscenza deve essere compresa e perseguita in tutta la sua ampiezza
liberatrice. Essa si può certamente ridurre a calcoli e a esperimenti, ma, se
aspira a essere sapienza, capace di orientare l'uomo alla luce dei suoi primi
inizi e della sua conclusione finale, si deve impegnare nella ricerca della
verità ultima che, pur essendo sempre al di là della nostra completa portata, è,
nondimeno, la chiave della nostra felicità e della nostra libertà autentiche
(cfr Gv 8, 32), la misura della nostra vera umanità e il criterio per un
rapporto giusto con il mondo fisico e con i nostri fratelli e le nostre sorelle
nella più grande famiglia umana.
Cari amici, la cosmologia moderna ci ha
mostrato che né noi né la terra su cui viviamo siamo il centro del nostro
universo, composto da miliardi di galassie, ognuna delle quali con miriadi di
stelle e pianeti. Tuttavia, mentre cerchiamo di rispondere alla sfida di
quest'Anno, di alzare gli occhi al cielo per riscoprire il nostro posto
nell'universo, in che modo possiamo essere catturati dalla meraviglia espressa
dal Salmista così tanto tempo fa? Infatti, contemplando il cielo stellato egli
gridò con stupore a Dio: "Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la
luna e le stelle che hai fissato, che cos'è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi?" (Sal 8, 4-5). Spero che lo stupore e
l'esultanza che intendono essere i frutti di questo Anno Internazionale
dell'Astronomia condurranno oltre la contemplazione delle meraviglie del creato
fino alla contemplazione del Creatore e di quell'Amore che è il motivo che
sottende la sua creazione, l'Amore che, con le parole di Dante Alighieri, "Move
il sole e l'altre stelle" (Paradiso XXXIII, 145). L'Apocalisse ci dice che,
nella pienezza dei tempi, la Parola attraverso la quale tutte le cose sono state
fatte è venuta a dimorare in mezzo a noi. In Cristo, il nuovo Adamo,
riconosciamo il centro autentico dell'universo e di tutta la storia, e in Lui,
il Logos incarnato, vediamo la misura colma della nostra grandeur di esseri
umani, dotati di ragione e chiamati a un destino eterno.
Cari amici, con
queste riflessioni vi saluto tutti con rispetto e stima e offro i miei buoni
auspici oranti per la vostra ricerca e per il vostro insegnamento. Su di voi,
sulle vostre famiglie e sui vostri cari invoco cordialmente le benedizioni di
sapienza, gioia e pace di Dio Onnipotente.
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Romano