da L'Osservatore Romano, 29 ottobre 2009
Quando il «Times» canonizzò Newman
Pubblicati gli atti del convegno internazionale sul grande teologo inglese
Il libro Una ragionevole
fede raccoglie gli atti del convegno internazionale su John Henry Newman che si
è svolto a Milano presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore il 26 e il 27
marzo 2009 (Milano, Vita e Pensiero, 2009, pagine 252, euro 20). Pubblichiamo
quasi per intero la prefazione dei curatori.
di Evandro Botto e
Hermann Geissler
Quando Newman fu elevato alla dignità cardinalizia
(1879), scelse come motto le parole cor ad cor loquitur, il cuore parla al
cuore. Tale motto ci presenta la figura di Newman come uomo di dialogo. In
questo contesto può essere opportuno ricordare tre caratteristiche che hanno
contraddistinto l'impegno dialogico di Newman.
La prima caratteristica è la
passione per la verità. Sin dalla sua "prima conversione" (1816) Newman cercò la
luce della verità e seguì questa "luce benevola" con grande fedeltà. Promosse il
Movimento di Oxford (1833) per riportare la Chiesa d'Inghilterra alla libertà e
alla verità delle origini. Si convertì al cattolicesimo proprio perché trovò in
esso la pienezza della verità (1845). Nel suo lavoro su Lo sviluppo della
dottrina cristiana scrisse: "Vi è una verità; vi è una sola verità; l'errore
religioso è per sua natura immorale; i seguaci dell'errore, a meno che non ne
siano consapevoli, sono colpevoli di esserne sostenitori; si deve temere
l'errore; la ricerca della verità non deve essere appagamento di curiosità;
l'acquisizione della verità non assomiglia in nulla all'eccitazione per una
scoperta; il nostro spirito è sottomesso alla verità, non le è, quindi,
superiore ed è tenuto non tanto a dissertare su di essa, ma a venerarla (...)
Questo è il principio dogmatico, che è principio di forza". Newman fu un
appassionato ricercatore e veneratore della verità: nell'impegno personale, nei
rapporti con gli altri, nel confronto con le scienze, nella lotta contro la
faziosità delle ideologie del suo tempo. In modo lungimirante presentì il
sorgere e il diffondersi di teorie relativistiche, secondo le quali si danno
soltanto opinioni diverse, non verità che richiedono un assenso incondizionato.
Newman fu dominato dalla persuasione che la verità esiste, che solo dalla
ricerca della verità fluisce il vero dialogo, che solo la verità ci fa autentici
e liberi e ci apre la strada verso la realizzazione di noi stessi.
Tale
passione per la verità spinse Newman a un costante impegno per la formazione
integrale dell'uomo. Affermò in un sermone: "Voglio che un intellettuale laico
sia religioso e un devoto ecclesiastico sia intellettuale". Quando gli fu
affidata la responsabilità pastorale per i fedeli di Littlemore, presso Oxford,
fece costruire in quel villaggio sia una scuola sia una Chiesa - segno eloquente
del suo impegno per la formazione integrale delle persone. Nel suo saggio su
L'idea di Università ribadì che le molteplici dimensioni del sapere formano un
tutt'uno e non possono essere separate, frammentate. L'università ha il compito
di offrire una formazione universale, non escludendo dal confronto sereno e
aperto nessuna dimensione del sapere. Per Newman fu evidente che a detta
formazione universale appartiene anche quella etico-religiosa, la quale possiede
una sua propria razionalità, che va rispettata, difesa e promossa.
Quanto
alla formazione dei fedeli laici, che gli stava molto a cuore, Newman scrisse:
"Voglio un laicato non arrogante, non precipitoso nel parlare, non litigioso, ma
fatto di uomini che conoscono la loro religione, che vi entrano dentro, che
sanno benissimo dove si trovano, che sanno quello che possiedono e quello che
non possiedono, che conoscono la propria fede così bene che sono in grado di
spiegarla, che ne conoscono la storia tanto a fondo da poterla difendere. Voglio
un laicato intelligente e ben istruito (...) Desidero che allarghiate le vostre
conoscenze, coltiviate la ragione, siate in grado di percepire il rapporto fra
verità e verità, che impariate a vedere le cose come stanno, come la fede e la
ragione si relazionino fra di loro, quali siano i fondamenti e i principi del
cattolicesimo (...) Sono sicuro che non diventerete meno cattolici
familiarizzandovi con questi argomenti, purché manteniate viva la convinzione
che lassù c'è Dio, e ricordiate che avete un'anima che sarà giudicata e dovrà
essere salvata". Newman si distinse per uno straordinario impegno formativo,
valorizzando pienamente lo sviluppo di tutte le scienze e ribadendo nel contempo
il ruolo insostituibile che svolgono la fede e la morale per la crescita
integrale della persona e per il bene della società.
L'impegno di Newman per
la formazione trovò espressione in una terza caratteristica: la sua premura di
stabilire relazioni personali. Guidando il Movimento di Oxford, ribadì
l'importanza della testimonianza personale. In tutta la sua vita accompagnò
molti nel loro cammino umano e spirituale. Scrisse più di ventimila lettere che
costituiscono una prova impressionante del suo zelo per le anime, della sua
capacità di dialogare e di relazionarsi con altri. Uno dei suoi Sermoni
all'Università di Oxford si intitola Il contagio personale della verità. In tale
sermone Newman parte dalla constatazione che nessuno può essere conquistato alla
causa della verità con le sole argomentazioni razionali. La verità, così scrive,
"è rimasta salda nel mondo non per virtù di un sistema, non grazie a libri o
argomentazioni, non per merito del potere temporale, ma grazie all'influenza
personale di uomini (...) che ne sono in pari tempo i maestri e i modelli".
Newman invita tutti a occuparsi della verità sul piano della ricerca
intellettuale, ma al tempo stesso sottolinea che influisce di più - sul
permanere, sullo svilupparsi e sul comunicarsi della verità - colui che vive la
verità e ne diventa un testimone. Scrisse circa la forza persuasiva di un tale
testimone: "Mentre egli è sconosciuto al mondo, nell'ambito di quanti lo
conoscono egli ispirerà ben altri sentimenti che non sia solita destare la mera
superiorità intellettuale. Gli uomini illustri agli occhi del mondo sono molto
grandi alla distanza. Avvicinati, rimpiccioliscono. Ma l'attrattiva che si
sprigiona da una santità ignara di essere tale è di una forza irresistibile;
persuade i deboli, i timidi, gli incerti, chi è alla ricerca della verità".
Non deve meravigliarci, pertanto, che, quando fu onorato con la porpora,
Newman scelse, come motto, le parole cor ad cor loquitur. Secondo lui, la verità
viene trasmessa soprattutto cor ad cor: in modo personale, tramite l'esempio,
la fedeltà e l'amore di testimoni convinti e credibili.
Il processo di
beatificazione di Newman, iniziato già nel 1958, era ormai prossimo a
concludersi nel momento in cui si è celebrato il nostro convegno; a pochi mesi
di distanza, in data 3 luglio 2009, Benedetto XVI ha autorizzato la
Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante un
miracolo, attribuito proprio all'intercessione del venerabile servo di Dio John
Henry Newman. Fra qualche mese, quindi, verrà proclamato beato. L'avvenimento
conferma e propone alla venerazione di tutta la Chiesa ciò di cui sono da sempre
ben consapevoli studiosi e amici di Newman, e quanti si accostano senza
pregiudizi alla sua figura e ai suoi scritti: il noto convertito inglese non fu
soltanto un pensatore con doti eccezionali, ma un uomo nel quale la genialità
del pensiero faceva tutt'uno con la santità della vita quotidiana.
Quando
egli in tarda età sentì dire che l'avrebbero chiamato santo, scrisse: "Non sono
portato a fare il santo, è brutto dirlo. I santi non sono letterati, non amano i
classici, non scrivono romanzi. Sono forse, alla mia maniera, abbastanza buono,
ma questo non è alto profilo (...) Mi basta lucidare le scarpe ai santi, se san
Filippo in cielo avesse bisogno di lucido da scarpe". Lungo tutta la sua vita
Newman pensò di essere ben lontano dalla perfezione cristiana. Ma dalla sua
"prima conversione" la sua aspirazione fu tutta rivolta a Dio, che aveva
riconosciuto come il fulcro della sua vita. Da allora in poi seguì due
principi: "La crescita è la sola dimostrazione della vita" e "la santità
piuttosto che la pace".
Il genio di Newman, sebbene sempre ammirato e
venerato, fu riscoperto dal concilio Vaticano II, di cui è stato un precursore
profetico. Jean Guitton scrisse in proposito nel 1964: "I grandi geni sono dei
profeti sempre pronti a rischiarare i grandi avvenimenti, i quali, a loro volta,
gettano sui grandi geni una luce retrospettiva che dona loro un carattere
profetico. E come il rapporto che intercorre tra Isaia e la passione di Cristo,
reciprocamente illuminati. Così Newman rischiara con la sua presenza il Concilio
e il Concilio giustifica Newman". Il Vaticano II ha recepito e consacrato tante
intuizioni di Newman, ad esempio sul rapporto tra fede e ragione, sul
significato della coscienza, sull'educazione universitaria, sul valore dei Padri
e della storia in generale, sul mistero della Chiesa, sulla missione dei laici,
sull'ecumenismo, sul dialogo con il mondo contemporaneo - grandi tematiche che
vengono ampiamente trattate nel presente volume.
Nei pronunciamenti del
Magistero postconciliare la dottrina di Newman viene continuamente valorizzata.
Basta menzionare alcuni documenti di particolare rilevanza dottrinale in cui
si trovano riferimenti espliciti al pensiero di Newman: le Lettere encicliche
Veritatis splendor e Fides et ratio come anche il Catechismo della Chiesa
Cattolica, che contiene non meno di quattro testi di Newman (cfr. nn. 157, 1723,
1778, 2144) - un fatto notevole, perché di solito il Catechismo cita solo autori
già canonizzati.
Accanto al suo pensiero forte, gli ultimi Pontefici
presentano come esemplare anche la vita di Newman. Limitiamoci a citare tre
testi significativi. In un discorso del 7 aprile 1975, rivolto ai partecipanti
di un simposio accademico Paolo VI disse: Newman, "che era convinto di essere
fedele tutta la sua vita e con tutto il suo cuore votato alla luce della verità,
diventa oggi un faro sempre più luminoso per tutti quelli che sono alla ricerca
di un preciso orientamento e di una direzione sicura attraverso le incertezze
del mondo moderno - un mondo che egli stesso profeticamente aveva preveduto".
In una lettera del 14 maggio 1979, indirizzata all'arcivescovo di Birmingham
in occasione del centenario del cardinalato di Newman, Giovanni Paolo II
scrisse: "L'elevazione di Newman a cardinale, come la sua conversione alla
Chiesa cattolica, è un avvenimento che trascende il semplice fatto storico e
l'importanza che ciò ha avuto per il suo Paese. I due eventi hanno inciso
profondamente nella vita della Chiesa molto al di là dei confini
dell'Inghilterra. Il significato provvidenziale e l'importanza di questi eventi
per la Chiesa in generale sono stati più chiaramente compresi nel corso di
questo nostro secolo. Lo stesso Newman, con visione quasi profetica, era
convinto che egli stava lavorando e soffrendo per la difesa e la promozione
della causa della religione e della Chiesa non solo nel periodo a lui
contemporaneo ma anche per quello futuro. La sua influenza ispiratrice di grande
maestro della fede e di guida spirituale viene percepita sempre più chiaramente
proprio nei nostri giorni".
Il cardinale Joseph Ratzinger, ora Benedetto
XVI, disse in una conferenza tenuta nel 1990, parlando del suo incontro con
Newman nel seminario di Frisinga: "La dottrina di Newman sulla coscienza
divenne per noi il fondamento di quel personalismo teologico, che ci attrasse
tutti con il suo fascino. La nostra immagine dell'uomo, così come la nostra
concezione della Chiesa, furono segnate da questo punto di partenza. Avevamo
sperimentato la pretesa di un partito totalitario, che si concepiva come la
pienezza della storia e che negava la coscienza del singolo. Goering aveva detto
del suo capo: "Io non ho nessuna coscienza. La mia coscienza è Adolf Hitler".
L'immensa rovina dell'uomo che ne derivò ci stava davanti agli occhi. Perciò era
un fatto per noi liberante ed essenziale da sapere, che il "noi" della Chiesa
non si fondava sull'eliminazione della coscienza, ma poteva svilupparsi solo a
partire dalla coscienza. Tuttavia proprio perché Newman spiegava l'esistenza
dell'uomo a partire dalla coscienza, ossia nella relazione tra Dio e l'anima,
era anche chiaro che questo personalismo non rappresentava nessun cedimento
all'individualismo, e che il legame alla coscienza non significava nessuna
concessione all'arbitrarietà".
Nel famoso Biglietto-Speech, pronunciato in
occasione del ricevimento della bolla di nomina a cardinale, Newman, guardando
alla sua vita passata, confessò: "Nel corso di lunghi anni ho fatto molti
sbagli. Non ho nulla dell'alta perfezione che si riscontra negli scritti dei
santi, nei quali non ci possono essere errori; ma credo di poter affermare che
in tutto ciò che ho scritto ho sempre perseguito nobili intenti, non ho cercato
fini personali, ho tenuto una condotta ubbidiente, mi sono dimostrato
disponibile a essere corretto, ho temuto l'errore, ho desiderato servire la
santa Chiesa e ciò che ho raggiunto lo devo alla misericordia di Dio". Queste
parole mostrano l'umiltà propria soltanto di un vero uomo di Dio.
Tutta la
vita di Newman fu dedicata al servizio della verità e alla lotta contro il
liberalismo religioso e morale (da non confondersi con il liberalismo politico),
che considerava il più subdolo nemico della fede. Ebbe uno spiccato senso della
vicinanza di Dio, valorizzò pienamente la ragione e le capacità naturali
dell'uomo, compì il suo dovere con grande competenza e dedizione, amò la Chiesa
e toccò la coscienza e il cuore di tantissime persone di ogni ceto sociale. Nei
suoi ultimi anni condusse una vita di preghiera e di raccoglimento ancora più
intensa. Per la fedeltà alla chiamata di Dio dovette sopportare innumerevoli
sofferenze che resero più nobili e più carichi di attrattiva perfino i tratti
del suo volto.
Il quotidiano londinese "The Times" pubblicò il giorno
seguente la morte di Newman, avvenuta l'11 agosto 1890, un lungo elogio funebre
che terminava con le seguenti parole: "Di una cosa possiamo essere certi, cioè
che il ricordo di questa pura e nobile vita durerà e che (...) egli sarà
santificato nella memoria della gente pia di molte confessioni in Inghilterra
(...) Il santo che è in lui sopravvivrà".
© L'Osservatore Romano